Pop Star internazionali contro YouTube, chiesto l’aiuto di Bruxelles

Oltre mille artisti in una lettera congiunta inviata alla Commissione Europea accusano YouTube, la più famosa piattaforma video, di aumentare il “value gap” tra ascolti online e ridistribuzione dei profitti

La battaglia degli artisti della musica sbarca in Europa, a Bruxelles. Oltre mille cantanti e cantautori di caratura internazionale e non hanno firmato una lettera congiunta inviata al Presidnete della Commissione Europea Juncker, in cui accusano YouTube di sottrarre valore economico agli artisti ed agli autori di canzoni. Tra i firmatari della lettera figurano, ad esempio, artisti come i Coldplay, Laura Pausini e moltissimi altri.

Già in passato ci sono state aspre battaglie legali sul “value gap”, ma questa è la prima volta che viene coinvolta anche l’Europa. Gli artisti, di fatto, accusano YouTube, di proprietà di Goolge, come la principale responsabile dell’aumento nella distanza tra la quantità di musica ascoltata tramite il web ed i profitti generati per gli artisti ed autori detentori dei relativi diritti.

La risposta del portale video di Google non si è fatta attendere e riportiamo di segutio il comunicato rilasciato dall’azienda:
«I servizi digitali non sono il nemico. YouTube collabora con l’industria musicale per generare ancora più ricavi per gli artisti, in aggiunta ai 3 miliardi di dollari che abbiamo già pagato sino ad oggi. La stragrande maggioranza delle etichette e degli editori ha accordi di licenza in essere con YouTube e nel 95% dei casi sceglie di lasciare i video caricati dai fan sulla piattaforma e di trarre guadagni da questi video. Il nostro sistema di gestione dei diritti, Content ID, va ben oltre ciò che la legge richiede per aiutare i detentori dei diritti d’autore a gestire i propri contenuti su YouTube: i video caricati dai fan generano ad oggi il 50% delle loro revenue su YouTube. Infine siamo convinti che, offrendo maggiore trasparenza nelle remunerazioni agli artisti, possiamo affrontare molte di queste preoccupazioni».

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